GloBoArt (Gloria Bova), artista e professionista napoletana che vive e lavora a Milano dal 1990. Laureata in Psicologia e specializzata in Psicoterapia sistemica e della famiglia, ho fondato nel 2005 la EuKos (Società scientifica di ricerca e formazione). Gli studi artistici iniziano negli anni ’70 all’Istituto d’Arte e si allargano subito in vari campi fino al Diploma in Canto al Conservatorio. L’interesse per la fotografia nasce nel 1972 e si sviluppa fino all’inizio degli anni ’80 quando stampavo nel laboratorio casalingo le mie foto in B/N e poi le dipingevo con pastelli e acquerelli. Di quei lavori oggi ne restano solo 5 esemplari. Negli anni successivi si affiancheranno anche gli studi in Medicina, e inizieranno gli anni dove la passione per l’arte e l’amore per la scienza camminavano parallelamente nella mia vita ma senza incontrarsi. Ci sono voluti lunghissimi anni di ricerca per arrivare all’unione concettuale di questi due mondi. Certamente eclettica, ho raccolto esperienze in vari campi artistici, dalla grafica alla danza, dal teatro alla musica, percorrendo parallelamente prima gli studi in Medicina e successivamente in Psicologia e in Psicoterapia. Ma oggi posso dire che l’obiettivo è stato raggiunto. Oggi posso dire che arte e scienza sono figlie della stessa madre. Mi occupo principalmente di arte visiva, comunicazione, sinestesia. Dal 2010 ho iniziato ad esporre le mie opere fotografiche. Con il gruppo di ricerca della EuKos porto avanti i miei innovativi lavori di ricerca sulla sinestesia applicata alla psicoterapia, la Comunicazione verbo-visiva e il Metodo Bova del Genogramma, ho condotto numerosi Corsi di formazione per medici e psicologi e partecipato a diversi Convegni e Congressi.
Il ritorno all’arte è segnato con la personale “OPEN YOUR MIND – Bellezza nascosta” alla White Art Gallery di Merano (BZ).
Oggi nella professione, come nella espressione artistica, arte e scienza camminano insieme perchè guidate dallo stesso concept: la ricerca di verità, autenticità e bellezza. Lo sguardo neutro della psicoterapeuta passa all’arte e propone opere non come proiezioni soggettive del mondo interno (emotivo o cognitivo) dell’artista, ma rappresentazioni oggettive della verità profonda della realtà che ci circonda. La creazione artistica come un canale in prestito alla realtà per mostrarsi. Per questo mi definisco una fotoreporter della bellezza nascosta. L’eclettismo si fa sentire anche nella varietà della mia produzione fotografica con la quale cerco di evidenziare infatti che bellezza e vitalità sono presenti in ogni cosa, mostrando ciò che troppo spesso rimane nascosto ai nostri occhi.
Così come in ogni uomo, in ogni paziente, si nasconde una bellezza che egli stesso non vede, così è in ogni situazione o oggetto. Anche in un tovagliolo sporco pronto per essere gettato via. L’occhio-zoom della psicoterapia permette di vedere la persona oltre la barriera dei sintomi e della sofferenza, permette di vedere la sua parte sana, la sua potenzialità, la sua autenticità. Con la fotografia voglio dimostrare che la bellezza è dovunque nella vita, in ogni cosa. E’ un messaggio positivo e di speranza.
Fotografo i comuni oggetti di uso quotidiano, le cose apparentemente più brutte e inutili, lasciando che parlino della loro bellezza nascosta. Così ho scoperto che i miei occhi vedono quello che altri non vedono. Ho scoperto che gli oggetti parlano, si mostrano, mi aprono la loro intimità per mostarmi le loro perle nascoste. Io cerco solo di fotografare quelle perle per farle vedere agli altri. Dove tutti vedono il grigio della banalità io vedo i colori, e quando ci entro dentro con l’obiettivo, li trovo! Lo scatto li imprigiona nel tempo e ne fa un documento storico e indiscutibile. Una imagine di fine art! E’ sempre stupefacente lo stupore degli altri quando vengono a sapere a cosa corrisponde quella immagine nella realtà. Ho scoperto che molti visitatori interpretano proiettivamente le immagini, e questo è ancora più interessante!
E per dimostrare che per vedere la bellezza della vita non ci vogliono gli occhi della mente ma gli occhi del cuore, ho scelto di usare una piccola macchina compatta, la IXUS 107 della CANON, sempre pronta in borsa! Non mi avvalgo di nessun set fotografico, non uso flash, la luce non può essere che quella che c’è, e dopo non modifico le immagini con Photoshop, anche se sono immagini digitali.
Ad oggi ho raccolto un portfolio di oltre 2000 opere, meno di 100 sono state raggruppate in serie e pubblicate sul sito.
La prima serie è quella dei “FotoDipinti”. Qui la mia ricerca fotografica mirava all’idea di “dipingere” con la macchina fotografica, di cercare nella realtà delle cose più banali i colori e le forme che più assomigliano alle pennellate o agli spruzzi dell’aerografo. Cercavo la bellezza e la pittura ben la rappresentava. I FotoDipinti non sono artefatti digitali, non sono effetti ottenuti al computer, I colori sono reali, non ho utilizzato filtri né altro: è solo attraverso il gioco della sfocatura e dell’ingrandimento che l’oggetto perde la sua identità oggettuale e mostra le sua bellezza nascosta, generando una insospettabile composizione di forme e colori. Come la primavera!
Poi ci sono le serie dei FotoQuadri: Over the table, Under the table, In the middle. Per tutte, lo scenario è un bar tra casa e studio, durante la pausa pranzo. Sono scatti che racontano di incredibili bellezze nascoste sui tavolini, sotto i tavolini o in quella sottile linea di mezzo tra il sopra e il sotto. Di queste tre serie, solo la prima è pubblicata nel sito.
Le immagini dei FotoQuadri si diversificano dai soggetti della serie “FotoDipinti” per i bordi e le linee più definite. Sono giochi compositivi di forme nette e colori a creare la trama dell’opera. Anche in questi scatti il soggetto ritratto perde la sua identità oggettuale, ma conserva alcuni caratteri formali che ne rendono possibile il suo riconoscimento. E tutto accade nella frenesia delle pause pranzo, sopra i tavolini del solito bar nel centro di Milano.
La serie “Autumn” è un gioco di forme e colori da disegno da still-life, foglie appoggiate allo splendido e oramai silente Bosendorfer. Sempre senza nessuna cura particolare per le luci o altro. In queste immagini con Photoshop ho esaltato i colori e niente di più.
Poi ci sono le serie live music: Patty Smith in concerto, Luci in movimento, Colori in movimento. Immagini assolutamente naturali quanto incredibili. Ricordo che al concerto di Patty Smith avevo accanto fotografi professionisti con machine da migliaia di euro mentre io ero lì con la mia piccola compatta. Ma quello che poi vedevo nel mio display era veramente incredibile. E’ stato molto divertente.
La serie scacchi è l’esaltazione della bellezza. Non c’è altro da aggiungere.
Delle 2000, molte sono immagini di opere architettoniche, di cieli, nuvole, e di tante alter cose.
Attualmente sto cercando di sopperire alle limitazioni tecniche della macchina fotografica con elaborazioni tipo Perfect Resize della OnOne Software per ottenere stampe di maggiore formato con una migliore risoluzione.
Il mio sogno è fare una mostra dove la mia arte e la mia scienza possano essere mostrate contemporaneamente in un unico scenario, così che il messaggio del modello terapeutico sia comunicato e divulgato attraverso il linguaggio dell’arte, che poi è il linguaggio della Vita, nella sua interezza. Il progetto prevede uno spazio espositivo con FotoQuadri e FotoDipinti anche a grande formato alle pareti, mentre su grandi tele, che vanno dal soffitto al pavimento, sono riprodotte le vere pagine delle cartelle cliniche che riportano gli schizzi dei P.G.T. (Protocolli Grafici Terapeutici) alla base del mio modello terapeutico, il Modello della Scissione e della Integrazione, dai quali tutto è partito. Dei video e pannelli esplicativi lungo il percorso completano la comunicazione.